Nelle rubriche della vita, dentro l’abbraccio stretto delle pagine, in una successione di volti e di voci, di cifre e prefissi che la memoria non riesce a conservare intatti, i nomi non sono che indirizzi senza mura, e gli indirizzi nomi che non hanno volto.
Il dito, appena inumidito dalla mia saliva, segue le linee della penna come fosse il filo del telefono e ripercorre, passo dopo passo, telefonate perse e ricevute, parole che bisognava tacere, frasi di circostanza non adatte a quella determinata circostanza, espressioni di rabbia dimenticate, frasi perentorie ed altre implorate, dichiarazioni d’amore e addii. Tutto ha un nome qui dentro – pensavo -, e tutto ha importanza per un tempo definito e che si fatica a definire.
Vibrava, sulla schiena, una sensazione di perdita e nostalgia che un nome unico, no, non ce l’ha. Che dovessi classificarlo, ordinarlo, catalogarlo, non saprei trovare iniziale. Saprei trovare un indirizzo. Forse due, forse tre. Ma un nome unico, quello no, non saprei darglielo.
Nelle rubriche ancora intatte - malgrado i display possano, senza inchiostro, riprodurne di identiche- c’è ancora spazio per altri numeri, identità da localizzare, da bloccare, da fotografare. Ci sono felicità ormai scordate, malgrado la vita possa, senza memoria, riprodurne di nuove e mai identiche. Tra quelle lettere, anche il dolore ha un nome. E un numero di telefono, e un indirizzo. E un volto e una voce. Quelle lettere, che altrimenti altro nome avrebbero, sono grovigli di parole ammuffite, sintetizzate e poi riordinate. Di quelle che la memoria non vuole conservare intatte e che il display, all’epoca dei fatti, ancora non poteva riprodurre identiche.
Tutto aveva un nome, qui dentro. Ma i nomi, qui dentro, non sono che indirizzi senza mura. E gli indirizzi non sono altro che nomi senza volto. Vibra, all’altezza dello sterno, un’emozione di conquista e di serenità, che una definizione sola, no, non ce l’ha. Che dovessi ordinarla, catalogarla, classificarla, non saprei trovare iniziale diversa da quella del tuo nome. Con un indirizzo da dividere, quattro mura, e il mio e il tuo volto esattamente a metà.
Alla lettera A.

