Dalle pagine scritte per raccontarmi me stessa un domani.
La voce narrante è la mia. La protagonista, anche stavolta, ha il nome mio:
"Mi lascio alle spalle un volto, il suo nome, le sue espressioni, il suo modo discreto di dire attraverso gli occhi. E’ che lì, sul suo volto, vedevo scorrere la mia vita. Intera. Si alternavano notte e giorno, come pedali di una bicicletta che ha davanti a sé una strada infinita, curve a gomito e pericolose, salite dure il tempo di guardarle. La fatica, il sudore, il lamento, nulla sarebbero valse contro la voglia di andare ancora.
Quello che mi lascio alle spalle è un abbraccio, il giorno in cui la morte s’è presentata. Con fare distaccato, come sapesse che non avrebbe trovato accettazione, dentro me. Perché non importa quanto sia naturale, quanto sia umana e così dannatamente dovuta. Ciò che importa è che si presenta per privarci di qualcosa. Mi privò di carezze, le ritrovai, assopite, su quel volto. Le risvegliai, mi risvegliarono, dal sonno del dolore.
Mi lascio alle spalle il pianto di una madre, le corse folli in una notte di disperazione, gli affanni dell’amarsi incondizionatamente, gli abbracci restituiti al tempo, oggi che è poi. Oggi che amarsi è istinto senza freni e il suo sorriso un merito alla vita.
Ciò che mi lascio alle spalle ha il sapore ancora forte dell’arancia, che da quel giorno non mangio più. Profumi sospesi nell’aria, suoni remoti che echeggiano dentro. Mi lascio alle spalle il sospetto, velato sebbene ormai svelato, che tutto questo sia destino, nella concezione già descritta che vede l’uomo e il suo domani un rito replicabile e replicato, mai stanco, eternamente nuovo.
Mi lascio alle spalle una voce matura, ché sentirla m’ha fatto capire ciò che io non voglio. Quello che mi lascio alle spalle è il pericolo dell’attesa, di quanto sia rischioso fermarsi e lasciar passare i giorni, i volti, le parole, i profumi, le passioni, i sentimenti. Mi lascio alle spalle la paura.
Sulle spalle - invece sulle spalle - il peso grave dell’assenza. Il peso prepotente e sfibrante dell’esigenza di dire. Lascio lì le carezze negate, gli sbagli recidivi, le attese snervanti.
Davanti, l’ennesima salita.
Davanti, strade tortuose e fiato a sufficienza per ripartire.
Da qui."
"Non ho mai scritto credendo di farlo,
non ho mai amato credendo di amare,
ho solo aspettato davanti a quella porta chiusa"
Marguerite Duras, L'amante

